Società Economica di Chiavari


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Risorgimento

Musei

Il Museo storico costituisce una testimonianza essenziale della costante attenzione riservata dalla Società Economica alla vita civile, insieme alla documentazione consistente nei diversi manoscritti e carte, atti, verbali relativi alla vita dell’Ente e della stessa Città di Chiavari.
Trae origine da una mostra sul Risorgimento allestita a Chiavari nel 1938 dalla Società Economica, in collaborazione col Comune: si decise infatti, grazie al successo ottenuto e alle contemporanee donazioni di documenti e reperti da parte di privati, di dare vita ad un Museo del Risorgimento. Oltre vent’anni più tardi, nel 1959, si provvide alla sua definitiva collocazione nel salone Rivarola (già sala di lettura della Biblioteca), al secondo piano del palazzo della Società, in via Ravaschieri, 15. Nel 1979 gli viene mutato il nome: da Museo del Risorgimento diventa Museo Storico.
I reperti sono esposti in sette bacheche e quattordici vetrine, mentre alcuni quadri illustrano aspetti della città di Chiavari in diversi momenti storici e gigantografie ricordano fatti salienti del Risorgimento in Italia e, particolarmente, in Liguria.
Il Museo, incentrato soprattutto su Giuseppe Garibaldi, Giuseppe Mazzini, Nino e Alessandro Bixio, tutti d’origine chiavarese, va considerato uno dei più ragguardevoli d’Italia per la rarità dei reperti. Non poche testimonianze riguardano altri noti personaggi, come i re Carlo Alberto e Vittorio Emanuele II, e protagonisti della vita politica e letteraria dell’Ottocento quali Vincenzo Gioberti, Ugo Bassi, Camillo Benso di Cavour, Nicolò Tommaseo, Diego Argiroffo, G.B. Prandina ecc.
Alcuni reperti, come i documenti donati dall’arch. Alberto Galardi, rappresentano una rassegna di straordinario valore storico, comprendendo pergamene e testi autografi di Carlo VIII, di Emanuele Filiberto, di Carlo Felice, di Camillo Cavour, di Benito Mussolini, di Gabriele D’Annunzio ed una pergamena datata 1250, “lettera graziosa” di papa Innocenzo IV (trascrizione), al secolo Sinibaldo Fieschi dei Conti di Lavagna. Va notato che della cancelleria di questo pontefice sono conosciuti solo quattro documenti. Anche l’eleganza della grafica, che depone a favore della raffinatezza degli amanuensi pontifici, contribuisce a valorizzare il prezioso reperto.
Due bacheche sono dedicate alla famiglia Rivarola. In una leggiamo, su pergamena datata 1496, il conferimento del titolo nobiliare da parte dell’imperatore Massimiliano, ospite dei Rivarola a Chiavari.(IMMAGINE DELLA PERGAMENA) A fianco sono esposte le testimonianze relative al viaggio e al soggiorno in San Pietroburgo del marchese Stefano, ambasciatore della Repubblica di Genova presso la grande Caterina per ventidue mesi, poco tempo prima di fondare la Società Economica. Si tratta dei numerosi lasciapassare che gli furono rilasciati per compiere il viaggio, alcuni vergati in carattere cirillico.
Nella seconda bacheca sono visibili i verbali conservati dal cardinale Agostino Rivarola, fratello di Stefano, segretario nello svolgimento di tre conclavi dell’Ottocento, a seguito dei quali furono eletti papi Pio VIII, Leone XII e Gregorio XVI.
Del sovrano Vittorio Emanuele II e del fratello Francesco Ferdinando, quando erano ragazzini, si conservano molti lavori scolastici eseguiti sotto la guida del padre delle Scuole Pie Lorenzo Isnardi, loro precettore, e l’impegno del futuro sovrano, redatto al cospetto del notaio, di studiare con maggior cura, pena la perdita del diritto ad ereditare il trono.
Di notevole interesse è la corrispondenza fra il botanico chiavarese Federico Delpino e Charles Darwin, ed alcuni biglietti scritti da Giuseppe Verdi e dalla moglie Giuseppina Strepponi ad un amico medico chiavarese, della famiglia dei Bellagamba.
Stampe, oggettistica, proclami, lettere autografe, ritratti, fotografie documentano con grande evidenza la forte passione civile che animò nei due ultimi secoli i cittadini della nostra terra ligure.

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